L’avvertimento. Capitolo I°

Blog novel. Il Bell’Antonio di professione reporter

Avviso per i lettori: Se quello che state per leggere vi sembrerà scritto in modo “bizzarro”, avete ragione. È una forma di racconto sperimentale, scritto utilizzando i titoli e le battute tratte dai film. Un noir sui generis che potrete leggere, ogni lunedì e giovedì su questo blog. Buon divertimento!

Capitolo I°. L’avvertimento

Al di là di ogni ragionevole dubbio amici miei, considerando lo stato delle cose in cui mi trovavo dopo aver fatto lo spaccone con Gilda, la cosa più sensata che potessi fare era cambiare aria per un po’.

Il signor Max non aveva gradito né il mio comportamento, né quello della sua femmina ribelle e gli intoccabili furono molto bravi a farmelo comprendere.
Dopo l’avvertimento mi consigliarono di sparire e alla svelta.
Beh! Capitemi, avrei voluto rispondergli: Ragazzi, non drammatizziamo… è solo questione di corna, ma me ne guardai bene, perché anche se il diavolo è femmina non mi sembrava il caso di sfidare la collera di Dio.

Due settimane in un’altra città, forse mi avrebbero tenuto lontano da alcuni amori pericolosi. Per certi piccolissimi peccati, lo sapete non si è pronti a morire,
e allora, anche se con un nodo alla gola, al pensiero del perduto amore, meglio imboccare la strada del mare sperando in tempi migliori.
Ok, al cuore si comanda, e al rumore dei quattrocento colpi promessi da quei bravi ragazzi, non me ne vogliate se io preferisco il rumore del mare. Quindi, tolgo il disturbo.
Il mio piede sinistro mi faceva veramente male, al diavolo la celebrità. Nonostante ci fossero tutte le circostanze attenuanti, la banda degli onesti c’era andata lo stesso giù pesante.

Più di una volta avevo giocato la mia partita d’azzardo con la morte, dopo un anno vissuto pericolosamente, ero giunto alla conclusione che la signora in nero avesse nei miei confronti qualcosa di personale. Ma per il momento il paradiso può attendere e il diavolo
probabilmente non ha ancora pronto per me l’ascensore per l’inferno.
E pensare che questa volta mi ero cacciato nei guai senza neanche volerlo.

Un giorno per caso, mi era stato assegnato un servizio su una storia di sesso e potere, e credetemi se vi dico, che le mie erano solo allusioni circa un’accusa di omicidio che vedeva coinvolti “quei bravi ragazzi” degli Amberson. Ma accidenti, quelle tre colonne in cronaca scatenarono la guerra dei Roses.

L’editore furibondo chiamò il mio capo, il grande Lebowski, il quale non gradì molto la strigliata e mi convocò immediatamente nel suo ufficio.
Quando lo raggiunsi era paonazzo e urlava come un forsennato: «Per caso o per azzardo sei stato colto da un attacco di lucida follia? Mi hai ficcato in un bel pasticcio. Se vuoi che per te ci sia ancora qua dentro, una strada chiamata domani non scavare in acque torbide. Piuttosto, occupati di politica, scrivi sul presidente o anche su tutti gli uomini del Presidente se preferisci, ma non t’innalzare ad eroe per caso tirando in ballo Rocco e i suoi fratelli».

Volete sapere di chi parlava? Di Rocco Amberson meglio detto “Il Padrino”, per via delle sue origini siciliane e di traffici non propriamente leciti. Non ci crederete ma quelle origini erano l’orgoglio degli Amberson, cugini della famiglia Corleone.
Così è la vita. Ero stato messo con le spalle al muro. Potevo occuparmi di politica anche d’affari sporchi, ma sugli Amberson doveva scendere il grande silenzio.
Già, pensai, è questa l’America oggi.
Un apprezzato professionista di sicuro avvenire anche se a denti stretti avrebbe obbedito al capo, ma io non lo ero e quel ritratto di borghesia in nero lo trovavo di una seduzione mortale.

Così decisi di fare il grande colpo e di addentrarmi sulla strada del mistero.
Senza sapere niente di lei, cominciai a corteggiare Gilda. Nonostante le prove apparenti, quella bambola era per me al di sopra di ogni sospetto.
Riuscii ad intrufolarmi tra i paparazzi alla famosa festa di maggio, che Rocco Amberson organizzava tutti gli anni una volta all’anno, per riunire i compagni di scuola del college.
Non sapevo neanche io cosa cercavo e mentre girovagavo tra gli invitati, la pupa del gangster si avvicinò a me ed in un orecchio mi bisbigliò una proposta indecente, chiedendomi di seguirla.

Sapete bene che alle regole dell’attrazione non riesco proprio a resistere, così in una lunga notte di peccato e sotto i fumi dell’alcool, mi lasciai andare ad un gioco perverso, fatto di sesso bugie e videotape.
Forse ero anche mezzo rincoglionito quando, all’alba del giorno dopo, decisi di svignarmela. Ma, ci avrei giurato, che da dietro la porta chiusa, in fondo al corridoio, giungevano sussurri e grida, da far accapponare la pelle e che mi fecero pensare istintivamente ad un omicidio a luci rosse. Provai ad avvicinarmi, ma la voce nell’ombra
mi intimò con un tono che mi fece raggelare il sangue: «Fermo, non aprite quella porta!».

Mi voltai lentamente, così da notare che nel corridoio vi erano tutte le porte aperte tranne quell’ultima, la nona porta. Quella che avevo udito sembrava la voce del diavolo, dopodiché
sentii un forte dolore alla nuca e vidi tutti i colori del buio.
I risvegli, dopo una sbronza sono sempre tragici, ma quello lo fu particolarmente, perché quando aprii gli occhi mi ritrovai davanti il colore viola delle nocche di una mano, troppo vicina al mio naso.

«I divertimenti della vita privata potrebbero costarti caro, amico, meglio per te se sparisci».
Due occhi di serpente mi fissavano senza pietà, ed in quel momento pensai che se fossi sopravvissuto a un tranquillo week-end di paura, avrei acceso un cero per grazia ricevuta. Il resto lo sapete già.

Tranquilli amici, il bell’Antonio di professione reporter ama la vita e niente altro, e di certo non rinuncia al piacere di viverla attimo per attimo.
Decisi di fare quel viaggio in Italia, che progettavo da qualche tempo, l’aria di Manhattan era diventata ormai irrespirabile…

[continua…]

Il prossimo appuntamento con il II° capitolo è per giovedì 23 maggio

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