Ma il cielo è sempre più blu….

Era il 2 giugno del 1981 quando a soli trent’anni Rino Gaetano perse la vita a causa di un incidente stradale. Da quel giorno, sono passati trentotto anni, non pensavo fossero così tanti…

…Si scioglie nel pianto quel dolce ricordo sbiadito dal tempo…

Un tempo che riusciamo ad ingannare se ripensiamo a lui. Alla sua personalissima esibizione sul palco di Sanremo con l’elegante frac attillato, papillon bianco, scarpe da tennis e la vistosa tuba regalatagli qualche giorno prima da Renato Zero…

Ma la notte la festa è finita, evviva la vita
La gente si sveste, comincia un mondo
Un mondo diverso, ma fatto di sesso, chi vivrà vedrà…

Se pensiamo a lui, quelli della mia generazione, ci ricordiamo che all’epoca ci credevamo ancora che poteva esserci un mondo diverso.

Se pensiamo a lui ci ricordiamo delle canzoni cantate a squarciagola, di Berta che filava o di Gianna che sosteneva tesi e illusioni, o di Aida dei compromessi, della povertà e dei salari bassi.

…mentre vedo tanta gente
che non c’ha l’acqua corrente
e non c’ha niente
ma chi me sente….
ma chi mi sente

Se pensiamo ad oggi ci rendiamo conto che il mondo che abitiamo non è poi tanto diverso da quello che cantava lui nel lontano 1978 e questo ci fa tanto male.

Oggi i ragazzi degli anni settanta sono cresciuti, anche se a fatica e soprattutto senza di lui. Ma i canti del menestrello sono bene impressi nella nostra memoria. I suoi versi ci sono rimasti sulla pelle e nelle ossa, le sue parole ci risuonano nell’anima. La sua inconfondibile voce riecheggia nelle nostre orecchie…

Quando abbiamo voglia di sognare ancora, quando abbiamo voglia di ribellarci al sistema, quando abbiamo voglia di urlare, quando per non perdere la voglia di crederci ancora, rimettiamo le sue canzoni…

E a mano a mano mi perdi e ti perdo
E quello che è stato mi sembra più assurdo…

Assurdo morire a trent’anni, assurdo andarsene così improvvisamente senza un saluto, assurdo non continuare a sognare insieme, assurdo ripensarti e accorgersi che quel dolore non si è mai sopito, assurdo cantare senza di te….

Ma, dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino

Poi, ti fermi e sorridi perché tu non te ne sei mai andato, perché quando proprio non ce la facciamo più e ci viene ancora voglia di urlare “Nuntereggae più“, tu ci sei in quel cielo sempre più blu e possiamo ancora cantare insieme…

Grazie Rino!

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