Discorso sulla pace

Jacques Prevert

Il 4 febbraio 1900 nasceva Jacques Prevert, voglio ricordarlo con questa poesia, meno famosa di altre, ma quanto mai attuale.

Verso la fine di un discorso estremamente importante
il grande statista incespicando
davanti al vuoto di una bella frase
ci casca dentro
e smarrito con la bocca spalancata
ansimante
mostra i denti
e la carie dentaria dei suoi pacifici ragionamenti
mette a nudo il nervo della guerra
la delicata questione di denaro.

L’estremo di un segno

Roberto Juarroz 

Si deve cadere e non si può scegliere dove
Ma c’è una forma del vento nei capelli,
una pausa del colpo,
un certo angolo del braccio
che possiamo piegare mentre cadiamo.

È soltanto l’estremo di un segno,
la punta impreveduta di un pensiero
Ma basta ad evitare il fondo avaro di alcune mani
e la miseria azzurra di un Dio deserto
Si tratta di piegare un po’ di più una virgola
in un testo che non possiamo correggere

Essere madre

Marilena Dattis

Si diventa madre dal primo istante,

sin da quell’inavvertibile mutamento

che ti procura ansia e gioia infinita.

Madre, già lo senti quel tenero scompiglio che nasce da te ma non è te,

 che cresce in te, ma sarà diverso da te.

Essere madre non nasce e finisce con il primo vagito,

quell’urlo alla vita, che ti inonda di paura e commozione.

Essere madre è un divenire, una metamorfosi continua,

l’evoluzione verso una nuova vita;

è un continuo procedere verso un infinito mutamento,

è un’acrobazia per ogni cambiamento.

Essere madre è una prova continua di innumerevoli fallimenti,

è l’ascolto di ogni turbamento.

Essere madre di una madre,

è due volte più arduo e complicato,

è il timore di un grido inascoltato,

di un errore non voluto,

di un sguardo indecifrato.

Essere madre è un dubbio e una certezza,

è quella delicata carezza che ti sfiora e ti rincuora,

ogni volta

che la paura di sbagliare

 prepotente riaffiora.

Dipinto Summer’s Ease di Richard S Johnson

Attimo è

KÒSTAS STERGHIÒPULOS

IN QUESTO MOMENTO…

In questo momento non chiedere
com’è apparsa questa commozione,
così improvvisa, così frettolosa,
così fugace.
Non c’è mente che lo pensi:
è percezione e silenzio.
Attimo è che non fai in tempo
a dirgli: «Fermati, sei bello!».
(Non è morta, non è morta ancora l’anima mia,
se ancora la sento lacrimare).

Amo tutto ciò che è stato

Fernando Pessoa

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

Amicizia

Jorge Luis Borges

Non posso darti soluzioni per tutti i problema della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
Però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,
Però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare,
Solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cadi.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei,
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista,
Non sei ne il numero 1 né il numero finale
e tanto meno ho la pretesa
di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista
Basta che mi vuoi come amica:
non sono gran cosa,
però sono tutto quello che posso essere.

Nostalgia…

Piena di te è la curva del silenzio.

Pablo Neruda

Voglio i microfoni accesi, le luci abbaglianti.

Voglio che si torni a salire sui palchi.

Rivoglio le piazze gremite, gli applausi scroscianti.

Che lo spettacolo continui, rivoglio gli abbracci.

Voglio i teatri pieni, le standing ovations,

il pubblico delirante.

Voglio l’arte di amore nutrita,

accudita e acclamata.

Rivoglio la vita,

pulsante di vita.

Marilena Dattis

Non voglio amarti come una rosa o una pietra

Juan Ruiz

Non voglio amarti come una rosa o una pietra
preziosa, come i luoghi dell’infanzia,
le speranze i rimpianti i rimorsi le pene,
le cose perdute, gli ideali della prima giovinezza.

Voglio amarti come amo le piccole abitudini
e gli oggetti d’ogni giorno: la tazzina sbeccata,
il cucchiaino spaiato, la prima sigaretta,
l’accendino che giro distratto fra le dita,

il posacenere pieno, il lavandino sporco,
le chiavi di casa; voglio amarti come si ama
il calore del sole dentro il freddo o un viale
alberato d’estate, come l’acqua, il pane, il sale.

È la bellezza

È stato molto emozionante leggere questi splendidi versi di Alfonso Brezmes

Mi commuovono i taxi abbandonati,

come orologi fermi nei giorni di pioggia

e i fragili steli delle margherite,

estranei al rumore incessante delle asce nel bosco.

Penso agli ombrelli persi,

alla seconda vita delle cose rotte

o a questi guanti spaiati che conservano carezze per qualcuno,

così simili a isole solitarie

quando se ne sono andati i turisti e la luce

disegna una ragnatela nell’aria che sembra sul punto di spezzarsi.

Che mi saluta da un giorno sperduto nelle scure mangrovie della memoria,

e mi sembra di sentire antichi ghiacciai che si sciolgono a chilometri da qui.

Ho bruciature sulle dita.

È la bellezza, stupido, mi dico.

E piango.

traduzione di Annamaria Sessa

Musica “La bellezza” di Giuseppe Perrone

Beati quelli

Alfonso Brezmes

Beati quelli che si sanno felici,
perché quelli che lo sono senza saperlo
sono infelici.
Beati i mediocri,
perché possono scegliere due strade.
Beati quelli che non hanno letto Borges,
o la Yourcenar o Cortázar,
perché possono ancora farlo.
Beati i poeti e i pazzi
perché almeno credono di essere felici.
Beati quelli che ne hanno abbastanza
perché il loro bisogno non cresce
e il loro tesoro non cala.
Beati quelli che cercano la felicità
dove non si nasconde mai,
perché la loro cattiva vista gli riserva
la vera felicità
di poter continuare a cercare.